Decibel sotto controllo
I musicisti professionisti sono perfettamente in grado di proporre la loro musica senza disturbare gli ospiti.

Gli ingredienti? Tanta esperienza, moltissima buona volontà e… qualche accorgimento da parte degli sposi durante la pianificazione dei tavoli.
Ogni futuro sposo è stato in passato ospite di un matrimonio.
Esperienze che tornano preziose durante l’organizzazione nuziale, perché richiamano alla memoria pregi e difetti delle scelte precedentemente fatte da amici e parenti.
Per quanto riguarda la musica, la più comune nota dolente riguarda i volumi durante il banchetto.
Spesso mi capita di parlare con futuri sposi decisi perfino a rinunciare alla colonna sonora durante il rinfresco, convinti che non esista modo di conciliare un piacevole sottofondo musicale alle evidenti esigenze di pranzo o cena.
In effetti, molti operatori del settore non prestano sufficiente attenzione a questo fondamentale aspetto.
Alcuni non dispongono delle competenze né dell’esperienza necessarie, altri non comprendono a fondo il problema, o semplicemente non se ne curano.
Bisogna premettere un’ovvia realtà tecnica: il musicista ha bisogno di sentire con la massima chiarezza possibile quello che viene eseguito, da lui e dai suoi colleghi.
Tutti avrete notato che sui palchi (ai concerti, in TV, e in tutti gli ambiti professionali di musica amplificata) vi sono sempre due tipi di diffusori: quelli indirizzati verso il pubblico e gli altri rivolti agli esecutori.
Questi ultimi, chiamati in gergo monitor o spie, sono comunemente a terra, con una tipica forma che indirizza il suono verso l’alto, direttamente per l’ascolto dei musicisti. Essi permettono, infatti, una diversa e distinta diffusione del suono: il giusto volume per il pubblico e un suono assai più presente per i musicisti.
Ovviamente non si tratta dell’unico accorgimento.
Vi sono tante regole di acustica (in quest’articolo appena accennate) che determinano un sapiente e funzionale utilizzo degli impianti di amplificazione.
Pensiamo ad esempio all’equalizzazione: ogni ambiente (sala, giardino, ecc.) risponde acusticamente in modo diverso. Ad esempio, alleggerire i toni bassi negli ambienti chiusi spesso produrrà un suono assai meno invasivo a parità di volume.
Ed ancora, la disposizione delle casse. Collocate ad altezza uomo il suono arriverà diretto e preciso agli ospiti immediatamente vicini. Sarà dunque sufficiente un volume assai contenuto. D’altro canto questa soluzione non potrà proiettare il suono in fondo ad una sala particolarmente lunga.
Talvolta è opportuno combinare le due tecniche: una cassa sistemata molto in alto per coprire l’intera sala, e l’altra ad altezza uomo, a un volume quasi impercettibile.
Ovviamente incidono sensibilmente anche le capacità degli artisti.
Strumentazione economica, basi musicali amatoriali, scarsa confidenza con microfoni e strumenti, ignorare le reali potenzialità di un mixer, ecc. sono ahimè limiti comuni a tutti i dilettanti allo sbaraglio.
Fin qui abbiamo parlato delle problematiche sonore (e relative soluzioni) legate all’amplificazione. Non dimentichiamo però che molti strumenti musicali possono produrre già in acustico un suono molto presente.
Si tratta ad esempio di alcuni strumenti a fiato e percussivi.
Tuttavia, il fatto che un sassofono o una batteria siano in grado di produrre molti decibel non esclude che possano anche essere suonati in modo discreto.
Non a caso ho preso ad esempio questi due strumenti, entrambi accomunati da una straordinaria escursione dinamica.
In altre parole consentono all’esecutore di raggiungere limiti estremi di pianissimo, pur essendo in grado all’occorrenza di sviluppare alti volumi.
Da questa considerazione si evince l’assoluta importanza della sensibilità del musicista, e dell’attenzione che egli saprà dare alle esigenze contestuali all’intrattenimento.
Anche la voce umana può essere elemento di disturbo ancor prima di passare dentro un microfono.
Un esempio, quest’ultimo, che ciascuno potrà comprendere fino in fondo: tutti sappiamo quanto sia inopportuno gridare in una biblioteca, e quanto inutile sussurrare allo stadio.
Partendo da questo spunto, introdurrei un ulteriore aspetto di quest’ampio argomento: la soggettiva percezione di ciascun ospite.
Spesso durante un ricevimento il 90% dei decibel è prodotto dalle voci degli invitati.
Stiamo parlando di una sala in cui decine e decine di persone mangiano, parlano, ridono e a volte gridano.
Una peculiarità che, per quanto festosa, non tutti gradiscono, e che obbiettivamente dopo le prime mezzore risulta faticosa per chiunque.
Non è raro che i musicisti rappresentino solo un capro espiatorio.
Anche in una circostanza dove il loro apporto acustico è magari già molto controllato, può arrivare qualche lamentela dettata dalla suggestione e dall’incapacità di comprendere quanto disturbo sonoro sia determinato dalla musica.
Ferma sempre restando l’opportunità della massima diplomazia da parte dei musicisti, sarà comunque auspicabile che i padroni di casa (gli sposi) siano consapevoli di queste eventualità, senza pretendere miracoli dagli artisti scritturati.
Altra importante raccomandazione che faccio ai nubendi è di tenere conto della postazione musicale durante la progettazione della sala.
Pur con ogni buona volontà e accorgimento tecnico, gli ospiti nelle immediate vicinanze dei musicisti subiranno un volume più alto rispetto al pubblico a maggiore distanza.
Assolutamente consigliabile, quindi, collocare vicino alla musica gli invitati più giovani e scatenati, anziché quelli che si presume poco gradiranno l’intrattenimento musicale.
In ogni caso sarebbe opportuno distanziare gli esecutori almeno cinque metri da qualunque tavolata.
Concludo evidenziando che tutti gli accorgimenti acustici riguardano non solo le fasi soft di un ricevimento.
Anche nei momenti più scatenati e nelle serate danzanti, difficilmente i vostri ospiti saranno bendisposti alla perdita dell’udito. E comunque non tutti vorranno essere direttamente e continuamente coinvolti nelle danze.
È assolutamente possibile concentrare gli alti volumi del ballo solo nello spazio designato, facendo attenzione a riservare delle zone d’ombra, in cui chi lo desidera possa continuare a parlare senza sentirsi prigioniero di una discoteca.
Consiglio vivamente di affrontare questi argomenti con gli artisti che scritturerete per il vostro matrimonio. Vi darà modo di valutare la loro conoscenza e sensibilità alla problematica. I professionisti saranno lieti di rassicurarvi esponendovi nel dettaglio le loro soluzioni tecniche.
Daniel Cau