Decibel sotto controllo -
a cura di Daniel
Cau
Come i musicisti professionisti sono
perfettamente in grado di proporre la loro musica
senza disturbare
gli ospiti.
Gli ingredienti? Tanta
esperienza, moltissima buona volontà e... qualche
accorgimento da parte degli sposi durante la pianificazione
dei tavoli.
Ogni futuro sposo
è stato in passato “ospite” di
un matrimonio.
Esperienze che tornano preziose durante l’organizzazione
nuziale, perché richiamano alla memoria
pregi e difetti delle scelte precedentemente fatte
da amici e parenti.
Per
quanto riguarda la musica, la più
comune nota dolente riguarda “i volumi”
durante il banchetto.
Spesso mi capita di parlare con futuri sposi decisi
perfino a rinunciare alla colonna sonora durante il
rinfresco, convinti che non esista modo di conciliare
un piacevole sottofondo musicale alle
evidenti esigenze di pranzo o cena.
Purtroppo, in effetti, molti operatori del settore
non prestano sufficiente attenzione a questo fondamentale
aspetto.
Alcuni non dispongono delle competenze né dell’esperienza
necessarie, altri non comprendono a fondo il problema,
o semplicemente non se ne curano.
Bisogna
premettere un’ovvia realtà
tecnica: il musicista ha bisogno di sentire
con la massima chiarezza possibile quello
che viene eseguito, da lui e dai suoi colleghi.
Tutti avrete notato che sui palchi (ai concerti, in
TV, e in tutti gli ambiti professionali di musica
amplificata) vi sono sempre due tipi di diffusori:
quelli indirizzati verso il pubblico e gli altri rivolti
agli esecutori.
Questi ultimi, chiamati in gergo “monitor”
o “spie”, sono comunemente a
terra, con una tipica forma che indirizza il suono
verso l’alto, direttamente per l’ascolto
dei musicisti.
Essi permettono, infatti, una diversa
e distinta diffusione del suono: il giusto
volume per il pubblico e un suono assai più
presente per i musicisti.
Ovviamente
non si tratta dell’unico accorgimento.
Vi sono tante regole di acustica
(in quest’articolo appena accennate) che determinano
un sapiente e funzionale utilizzo degli impianti di
amplificazione.
Pensiamo ad esempio all’equalizzazione:
ogni ambiente (sala, giardino, ecc.) risponde acusticamente
in modo diverso. Ad esempio, alleggerire
i toni bassi negli ambienti chiusi spesso produrrà
un suono assai meno “invasivo” a parità
di volume.
Ma ancora la
disposizione delle casse. Collocate
ad “altezza uomo” il suono arriverà
diretto e preciso agli ospiti immediatamente vicini.
Sarà dunque sufficiente un volume assai
contenuto. D’altro canto questa soluzione
non potrà proiettare il suono in fondo ad una
sala particolarmente lunga.
Talvolta è opportuno combinare le due
tecniche: una cassa sistemata molto in alto
per coprire l’intera sala, e l’altra ad
altezza uomo, a un volume quasi impercettibile.
Ovviamente incidono sensibilmente
anche le capacità degli artisti.
Strumentazione economica, basi musicali amatoriali,
scarsa confidenza con microfoni e strumenti, ignorare
le reali potenzialità di un mixer, ecc. sono
ahimè limiti comuni a tutti i “dilettanti
allo sbaraglio”.
Nel
prossimo articolo vedremo come l’amplificazione
non rappresenta l’unica causa di possibile
disturbo sonoro.
E infine considereremo come anche gli sposi
(o il wedding planner per loro) possano
contribuire preziosamente in fase organizzativa.>