| Antichità
Presso gli Antichi Egizi donne e uomini godevano
di una relativa parità nel matrimonio; è stata l'unica
civiltà a favorire e permettere i rapporti tra consanguinei.
La sposa egizia indossava una "tunica" di
sottile strato di lino finissimo, trasparente, con acconciature
o parrucche dai vari ornamenti con bende dorate, fermagli,
cerchi d'oro, fiori.
Nell'antica Roma il matrimonio è visto come una sorta
di promozione sociale per passare da una casta all'altra,
valido anche per l'uomo. I matrimoni vengono combinati
quando gli sposi sono ancora bambini. L'abito della
sposa é di colore bianco, simbolo della sua verginità,
chiusa da un nodo di Ercole che doveva essere sciolto
soltanto dallo sposo.
Altro accessorio molto importante era il "velo",
che veniva tolto il giorno dopo la consumazione del
matrimonio ed era di colore giallo zafferano, a simboleggiare
il fuoco di Vesta, la dea che proteggeva il focolare
domestico. Sui capelli, pettinati con sei trecce in
onore delle vergini vestali, si posava una corona formata
da gigli, grano, rosmarino e mirto (simboli di purezza,
fertilità, virilità maschile e lunga vita).
Medio
Evo e Rinascimento
Nel Medioevo, a partire dal X-XI secolo, riconoscendo
nel matrimonio l'alto significato, la Chiesa lo trasforma
in una cerimonia religiosa, consolidando la sua autorità
su questa istituzione, e bandisce le cerimonie civili.
Nonostante ciò, il matrimonio avviene solo per motivi
di denaro e di interesse, un modo per unire patrimoni
e terreni. L'abito nuziale non segue regole precise:
la sposa indossa il più bello che la famiglia può permettersi.
L'uso dello strascico, o "coda", appare solo
nel XVI secolo ed é rimasto uno degli elementi essenziali
e classici per la gran parte degli abiti nuziali oggi.
Dal modello di abito nuziale che la sposa porta si può
desumere a quale classe sociale appartiene: quanto più
lo strascico è lungo e decorato tanto più è sintomo
di ricchezza e di prestigio sociale. Le maniche, solitamente
molto attillate, costituiscono un vero e proprio tesoro
per via dei suntuosi ricami e delle pietre preziose
incastonate.
Il primo abito da sposa documentato é quello della principessa
Filippa, figlia di Enrico IV d'Inghilterra, che nel
matrimonio con Erik di Danimarca nel 1406, indossò una
tunica e un mantello di seta bianca bordati di pelliccia
di vaio e di ermellino.
Età
Moderna
Nel Seicento, l'assolutismo reale porta i re
a stabilire che bisogna avere un'amante. Chi è fedele
alla propria moglie viene considerato uno stupido. Ma
durante il secolo, la nuova borghesia nascente comincia
a rendersi conto che questo tipo di idee e di costumi
è figlia soprattutto della corruzione dei ricchi. In
questo secolo, segnato da profonde lacerazioni religiose,
le feste diventano più intime. Si investono soldi per
il corredo e la dote, e l'abito il più bello, quasi
sempre usato, viene utilizzato anche dopo il matrimonio.
Il Settecento vede nelle Rivoluzioni americana e francese
il primo tentativo delle masse e dei nuovi ceti di mettere
da parte definitivamente l'arroganza e i valori dell'aristocrazia.
L'amore diventa importante per il matrimonio, ed entra
tra i fondamentali diritti dell'uomo stabiliti dalle
due rivoluzioni. In questo secolo si indossano splendide
vesti dai motivi floreali; è in questo periodo che nasce
il cosiddetto "stile impero" di origine francese,
tagliato sotto il seno per evidenziare meno i fianchi
larghi e l'addome pronunciato, realizzato con tinte
pastello.
Ottocento
Il periodo del romanticismo interpreta il matrimonio
come naturale destinazione dell'amore, e al tempo stesso
condanna ogni forma di unione determinata da altri intenti
che porterebbe a sofferenze e lutti. Tutto il secolo
si dibatte tra esaltare e glorificare gli amori impossibili
ed indicare una buona strada per il matrimonio d'amore.
Nell'Ottocento nascono anche una buona parte delle tradizioni,
come l'abito lungo e bianco, il dolce, il ricevimento,
i guanti.
Il bianco diventa il colore prediletto, come simbolo
di purezza. Trasparente, a volte inumidito, audace,
il vestito viene indossato senza corsetti né altro.
Nel rito civile, invece, l'aristocrazia preferisce il
nero luccicante di paillettes, oppure i colori vivi
fitti di perle e lustrini.
Età
Contemporanea
Il Novecento è funestato da due tragiche guerre mondiali,
che cambiano definitivamente, nel bene e nel male, i
rapporti con gli altri e il modo di vivere. Il matrimonio
diventa sempre di più qualcosa che si fa per amore e
non per dovere o per interesse, anche se i matrimoni
per aumentare il proprio patrimonio non spariscono del
tutto.
Negli anni Venti il vestito nuziale si fa più corto
e si allunga il velo; interprete del nuovo stile femminile
è senza dubbio Coco Chanel. A metà degli anni Trenta,
il famoso matrimonio della principessa Marina di Grecia
con il Duca di Kent (1934) lancia un nuovo look. La
sposa indossa un abito a guaina di lamé bianco e argento,
con lunghe maniche aderenti, e strascico fino a terra,
in testa una tiara di diamanti con un velo di tulle
lungo oltre tre metri.
Con la seconda guerra mondiale si sente il dovere di
rinunciare al matrimonio tradizionale. L'abito da sposa
si noleggia, o si presta di famiglia in famiglia.
Dopo la guerra, negli anni Cinquanta, Cristian Dior
impone un'immagine femminile a vita sottile, seno alto
e rotondo, gonna larga, con sottogonna, bustino aderente
e ampia scollatura.
Nel 1956 Grace Kelly sposa il principe Ranieri di Monaco:
l'abito dell'attrice è confezionato con 25 metri di
raso di seta, 25 di taffetas, cento metri di tulle e
trecento metri di pizzo antico.
Fino alla fine degli anni Sessanta i matrimoni rimangono
cerimonie formali all'insegna della tradizione, poi
con l'avvento del femminismo e con la rivoluzione sessuale
l'abito non ha più uno stile preciso. Certo, la tradizione
dell'abito bianco è ancora vivissima, ma ci sono spose
che preferiscono legarsi all'uomo della propria vita
in altri colori o con altri stili di abiti. Addirittura,
vengono organizzati matrimoni particolari tematici,
in costume medievale e rinascimentale.
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